Lettori fissi

venerdì 22 giugno 2012

Gemma di Mare

Ghandi lo usava per protestare contro i colonizzatori inglesi, gli antichi romani come moneta di scambio mentre i popoli celtici ne avevano già colto le grandi proprietà conservanti. Il sale nella storia dell’umanità ha ricoperto i ruoli più disparati: sale per mangiare, per conservare, per curare e medicare, ma anche per scambiare, pagare, protestare e pregare. Dal Garum romano, piatto realizzato con interiora di pesce e sale, alle ricette neoteriche dei nostri chef contemporanei, passando per il “Nuoc Mam” vietnamita, una salsa rassomigliante alla moderna salsa di soia, il sale ha trovato la sua consacrazione in cucina ma non solo. Estremamente noto era il potere disinfettante e conservante del sale, come testimoniato dai ritrovamenti in tombe egiziane del III millennio a.C. prova dell’uso effettuato per la conserva di pesci e selvaggina oltre che per il consumo delle olive. In Cina invece si era soliti consumare e conservare le verdure “sotto sale”. Ma è in  occidente che si sviluppanole tecniche migliori  del trattamento al sale: i Celti, occupanti un territorio ricco di sale (Dalla Francia Meridionale fino a Salisburgo) conoscevano i suoi molti usi, fu proprio da loro che i Romani presero l’abitudine di salare la cacciagione, compresi i maiali e i cinghiali selvatici. E non è un caso che Parma si trovi in una zona d’insediamento celtico vicino a Salsomaggiore ricca di pozze d’acqua salmastra. Ma nello sviluppo della nostra cultura il sale ebbe un impatto notevole soprattutto sul piano commerciale, vista la sua natura scarsa. Le popolazioni Salentine, ad esempio, ricavavano il sale dalle conche delle scogliere per usarlo come moneta di scambio. Tale pratica fu all’origine di importanti rotte, come la famosissima via Salaria che collegava l’Adriatico e l’Etruria  con le saline di Ostia. E proprio il controllo delle Saline fu una delle ragioni che portarono Roma ad espandersi nel Mediterraneo ed a controllare le coste di Spagna e Francia, arrivando sin nella zona del Mar Morto. 
Anche il passaggio sulla “strada del sale”, oggi nota come via Salaria, era riservato solo a coloro i quali avessero versato una tassa: il gabelliere esigeva un obolo che veniva calcolato sul valore della merce in transito. Tali tasse costituirono un’importante fonte di reddito per il territorio che aveva la fortuna di essere attraversato da tale strada. La Repubblica di Venezia stessa deve i suoi arbori alla ribellione per il controllo da parte di Bisanzio della ricchezza derivante dalle saline di Chioggia. Allo stesso modo in Francia i territori della Camargue e di Guérande si arricchirono e crebbero prosperosi proprio grazie alla ricchezza delle proprie saline. In Italia l’imposta sul sale applicata fin dai tempi antichissimi ed è rimasta in vigore fino al 1975. Nel secolo XX Gandhi si fece capostipite della rivolta non violenta, protratta in nome della liberazione del popolo indiano, contro i coloni inglesi guidando la famosa “Marcia del sale”: il 6 Aprile 1930 i marciatori raggiunsero l’oceano Indiano e Gandhi raccolse dalle rive della spiaggia un cristallo di sale a mo’ di ribellione contro le leggi inglesi che ne stabilivano la privativa sia della produzione che della vendita esclusivamente ai sudditi di sua maestà  e sul quale era imposta una tassa vessatoria che incideva in maniera pesante soprattutto sul ceto più povero indiano.
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